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Rai fuori dalla lista Istat delle PA? Cosa buona e giusta ma segnale pericoloso…

Se davvero il Governo, che lo sta studiando da tempo, riuscirà a togliere la Rai dalla lista Istat delle pubbliche amministrazioni, sarà cosa buona e giusta. Un’azienda pubblica, che la Rai resta pubblica, deve poter competere sul mercato. Anche se la Rai non vi compete ad armi pari sul fronte pubblicitario rispetto a Mediaset, e gli altri non competono ad armi pari rispetto a Rai e Mediaset.
Nessun problema per il canone, il cui importo resta saldamente nelle mani del Governo (quale ci sarà nella seconda metà del 2018?) così come il pacchetto azionario della stessa Rai. Il pericolo di ritrovarsi con le regole di un piccolo comune sembra scampato, ma il segnale, con la proroga di un anno, è uno dei tanti indirizzati al servizio pubblico.
Con la nuova concessione e il futuro nuovo contratto di servizio – a proposito: ma perché al lettera che Agcom ha inviato al Ministero dello Sviluppo non viene resa pubblica? Non è un affare privato, la Rai – i condizionamenti non si riducono, anzi, basti pensare alla cessione di capacità trasmissiva al servizio pubblico da parte del Governo: una misura in megabit modificabile. Ve l’immaginate tale norma con i Cinquestelle al governo?