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#Mediaset: tv, radio e web a tutta “gratuità”: ma è sempre tv generalista?

Mediaset free: la convention di Montecarlo, ben organizzata, può riassumersi in questo slogan. Il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi attua una correzione di rotta, pur senza discontinuità, rispetto al suo posizionamento di mercato. Un altro canale gratuito al numero 20 del telecomando, acquistato da ReteCapri, un’altra acquisizione nella radiofonia, quella di Radio Subasio – che dalla sua Umbria copre l’Italia centrale con un segnale di grande potenza – il lancio di Mediaset Play per valorizzare su tutti i terminali  i propri contenuti gratuiti, aumentando le produzioni originali, a partire dalla prima serata. 

La pay tv in un paese solo è insostenibile economicamente: quindi Premium, dopo la rottura con Vivendi, andrà pian piano a confluire nello streaming a pagamento di Infinity. Pier Silvio non chiude la porta a un accordo in extremis con Sky per la cessione dei diritti della Champion’s League per la prossima stagione,  in mano a Mediaset. Un accordo reso difficile dai tempi brevi per chiuderlo. E dal fatto che nella cartella diffusa ai giornalisti lo slogan per la Champion’s edizione 2017-2018 è: il grande calcio in esclusiva free….Per Mediaset, ormai, contano gli introiti pubblicitari garantiti dalla diretta live delle partite al martedì o mercoledì, molto più che le altre gare in pay: questo non rende facile un’intesa con Sky per la prossima stagione sul prezzo dei diritti, esclusi gli incontri free.

Tv, radio, multimedialità e social a tutta forza, insomma, puntando sulla leadership di Mediaset nell’ascolto giovanile, sottolineato, anche eccessivamente, in tutti gli interventi sul palco. Mediaset vince nell’ascolto, programma contro programma rispetto alla Rai, nelle fasce più giovani della popolazione. Quelle che vedono meno televisione – quando non c’è nulla che a loro interessa – ma che sono  più disposti a partecipare ad un evento e a consumare i contenuti audiovisivi in condivisione con gli altri e in mobilità sul proprio smartphone.

La tv generalista, quella dei palinsesti verticali, però, è destinata lentamente a declinare: e allora il gruppo mette qualche fiche sul tavolo da gioco, quando entra in Studio 71 e fa nascere Studio 71 Italia, per produrre contenuti adatti alla multimedialità e, ancor più, con Mediaset Play, che vuol declinare su tutte le piattaforme e i terminali il consumo on demand dei contenuti inseriti nei palinsesti, oltre a incentivare la partecipazione al consumo live degli eventi. I laboratori di comicità di Italia 1 sono un’altra strada per intercettare talenti, di recitazione come di scrittura.

C’è comunque la voglia dichiarata di tornare a contendere alla Rai anche la leadership dell’ascolto totale, oltre a quello giovanile, finiti gli anni della “sbornia” Premium. Come nella fiction, dove Mediaset è piuttosto indietro rispetto al servizio pubblico quanto a capacità di narrare la realtà in modo stimolante e premiato dal pubblico (anche per l’integrazione verticale con poche società di produzione?). A Montecarlo viene annunciata una nuova linea editoriale, anche se la quantità dei titoli non sembra impressionante, quasi a voler testare la reazione dell’audience.

Stupisce che un gruppo che utilizza sei multiplex digitali concentri una presentazione tutta sulle tre reti generaliste: neanche una parola per canali di gran livello stilistico ed editoriale, come Iris, o di successo come Boing (51% Mediaset) tra i più piccoli. Così come neanche una parola viene spesa sul cinema italiano. Neanche per Checco Zalone, che pure l’acqua al mulino dell’audience la tira e come.

Mediaset, insomma, è ancora un po’ ferma nel guado della tv “generalista”. Quella del prossimo futuro, 0 del presente?, sarà forse gratuita, ma dovrà articolarsi su un’offerta non più verticale, costruita su misura per determinati pubblici. Quella presentata a Montecarlo è ancora tv generalista?