Grandi e piccoli schermi

#Sky a Comcast, 20thFox a Disney, Warner ad AT&T, Foa alla #Rai……

Comcast conquista Sky. Il mondo delle comunicazioni conosce un’altra “rivoluzione” interna, mentre nel Web si apre una nuova guerra per il controllo dei dati, con poche OTT a concentrarne miliardi con i propri algoritmi, ma con il fiorire di nuove modalità di distribuzione e scambio in Rete, decentrati e senza “padroni”, almeno in prima battuta.

I media, nel frattempo, cambiano assetti proprietari. Cresce la concentrazione tra società delle telecomunicazioni, le cui reti danno accesso a contenuti e servizi e società che producono, distribuiscono e “vendono” contenuti.

La conquista di Sky e dei suoi 23 milioni di abbonati  europei da parte di un operatore di reti via cavo quale Comcast è l’ultimo atto. L’acquisizione deve essere ancora accettata dagli azionisti di Sky, ma sembra difficile rinunciare a un’offerta di 17,28 sterline per azione contro le 15,67  offerti da Fox. Il comitato dei consiglieri indipendenti di Sky ha già raccomandato agli azionisti di accettare l’offerta di Comcast.

L’accordo arriva dopo l’ok dell’Antirust statunitense alla fusione da 85 miliardi di dollari tra un altro colosso delle Tlc, AT&T e la Time Warner, che tra l’altro controlla la Cnn, ma che, soprattutto ha in “pancia” una mostruosa library di diritti su contenuti audiovisivi.

Disney si avvia invece ad acquisire gli asset dell’intrattenimento di Fox, forse per lanciare la sua Netflix in streaming. Rupert Murdoch avrà,dal canto suo, una liquidità a disposizione senza precedenti, avendo deciso di vendere anche la quota di minoranza di Sky, pari al 39% delle azioni. Si vedrà come vorrà investirli, avendo mantenuto i canali di sport e le news.

Sky, da distributore controllato da un editore, si avvia a diventare un editore controllato da un colosso delle telecomunicazioni. Dopo che l’accordo con Mediaset ha accelerato la sua metamorfosi da operatore satellitare ad operatore multipiattaforma a tutto campo.

La questione della neutralità della Rete, il  cui principio è stato abolito dalla Fcc dell’era Trump, e dell’accesso alle reti e quindi agili utenti finali, diventa ancor più centrale per definire i futuri assetti del sistema. Oltre che per il futuro della democrazia, si potrebbe aggiungere, senza esagerare.

Questo mentre in Italia si discute solo sulla presidenza di una Rai sempre più controllata dall’esecutivo e delle successive inevitabili nomine dei direttori di Tg, Reti e strutture: dopo la legge Renzi e la creazione dell’amministratore delegato nominato nei fatti dal Governo, è arrivata la prima attuazione della legge da parte del governo Lega-Cinquestelle (o Centrodestra-Cinquestelle dopo il voto su Foa?) che ha portato anche il presidente sotto il mantello di Palazzo Chigi, che lo ha voluto e imposto, contro qualsiasi logica e norma giuridica, con il doppio voto in Cda e in Vigilanza.

Chi discute del futuro del servizio pubblico radiotelevisivo? Quanto può reggere l’attuale assetto della Rai? Non sarebbe l’ora di pensare ad alleanze strategiche, anche societarie, con Telecom Italia e ha creare un’offerta pubblica ad hoc per lo streaming in Rete? Non bisognerebbe cominciare ad immaginare delle reti regionali costituite tra Rai e privati? Quanto può reggere il valore di RaiWay e dei suoi impianti, quando la tv si appresta a sbarcare nelle reti 5G che si svilupperanno proprio sulle frequenze in uso da parte delle televisioni (e c’era chi prevedeva un fallimento dell’asta per la banda 700..altro che fallimento!!)? Il fatto che Mediaset, che per decenni ha imposto all’intero sistema televisivo il modello dell’operatore integrato, che controlla reti e contenuti, abbia rinunciato ad avere la quota di maggioranza in EI Towers,  non stimola alcuna riflessione?

Ultima domanda: cosa voranno fare i partiti sovranisti, in Italia e in Europa, dei servizi pubblici radiotelevisivi?