Grandi e piccoli schermi

Canone, frequenze, nomine: #Rai, chi vuol essere Lieto sia……..

La Rai del cambiamento ha avuto le sue nomine ai Tg, in attesa dei direttori di rete. Tutti interni (dopo qualche rifiuto di esterni che erano la prima scelta), tutti scelti dalla maggioranza di governo, senza eccezioni, senza alcuna motivazione per la sostituzione di direttori in carica, senza alcuna trasparenza. Come in passato….o peggio.

Ora tocca alle reti televisive, dove, per alcuni consiglieri dei potenti, “si racconta il paese” più che nei telegiornali: e magari arriverà qualche “esterno” (mi veniva da scrivere “estraneo”, solo per quelli che vedono il Trono di spade) sempre scelto dalla maggioranza di governo, naturalmente, proposti dall’amministratore delegato e ratificati dalla maggioranza dei consiglieri Rai, scelti dalla stessa maggioranza grazie ad una legge voluta da un partito di opposizione e senza leggere un solo curriculum.

In attesa del lieto evento delle nomine alle reti, anche il Lieto, autore esterno che si occupa della prova del cuoco, è entrato in gioco..ma queste sono bazzecole, rispetto al doman senza certezze che sembra aspettare il servizio pubblico. Su due fronti, innanzitutto: risorse e frequenze.

Capitolo risorse. Il canone, secondo quanto riferito da vertici e sindaci in Cda, resterà a 90 euro anche nei prossimi anni. Non solo, al contrario di quanto sperava la Rai, una quota del canone non tornerà dal 2019 alla concessionaria  ma continuerà a servire ad altri scopi, come il Fondo per il pluralismo approvato con la legge sull’editoria nella scorsa legislatura.

Secondo le leggi di bilancio dell’era Renzi, solo per tre anni una quota del canone sarebbe state utilizzato dallo Stato; dal 2019 il 100% del canone, detratta l’Iva e il canone di concessione, sarebbe stato incamerato dalla Rai. Contrordine compagni: alla Rai va solo un quota del canone. E sulla pubblicità non vanno dimenticati i due esposti presentati da Mediaset all’Agcom verso la fine della scorsa legislatura. 

Capitolo frequenze: in cda è stata esposta la proposta che la Rai ha fatto, il giorno successivo, al tavolo sulla banda 700 costituito al Ministero dello Sviluppo. La Rai propone di non realizzare il multiplex in banda VHF e, in cambio, di “smontare” il multiplex 1, quello di servizio pubblico, con la maggiore copertura, perchè le 2o e più diverse frequenze utilizzate rendono ardua la realizzazione del Piano delle frequenze e la stessa liberazione della banda.

Tali frequenze, infatti, sono state giù aggiudicate agli operatori telefonici alle quali andranno consegnate entro il 2022. La Rai si impegna, inoltre, ad aumentare la copertura degli altri suoi multiplex, oggi molto bassa, per un  costo stimato tra gli 80 e i 100 milioni.

Proposta che al tavolo ha suscitato diversi interrogativi, primi tra tutti quelli delle tv locali, che dovevano avere, a regime, l’80% della capacità trasmissiva del multiplex in VHF. Dubbi anche sulla possibilità di “regionalizzare” gli altri multiplex della Rai, a meno di non utilizzare almeno due multiplex nazionali e si parla comunque di aree multiregionali dove trasmettere in contemporanea i tg regionali…La Rai, tra l’altro, non utilizzerebbe più gli oltre mille impianti che ha per la trasmissione in VHF in location privilegiate come Monte Mario a Roma…E’ vero però che il VHF ha problemi di ricezione in diverse aree del paese, senza un intervento sulle antenne di ricezione. 

La Rai rischia di restare isolata e sovraccaricata di costi mentre le risorse sono bloccate. Però tutti allegri e “lieti” dobbiamo stare, perchè il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale……