Diritti Sportivi

Nasce la pay tv nazionale multipiattaforma. Si chiama #Sky.

Una sola pay tv nazionale multipiattaforma. La dissoluzione progressiva di Mediaset Premium, a tappe, e la concentrazione del gruppo sulla tv in chiaro digitale. Nuovi rapporti di forza nella trattativa sui diritti di serie A, tanto che MediaPro ha bloccato la pubblicazione dei suoi “pacchetti” (ma i giornali ignorano il fatto che la legge Melandri impedisce agli spagnoli di fare il canale Lega Calcio. Potrebbe farlo la Lega, ma ci vuole coraggio). L’accordo siglato alle 20 del venerdì santo tra Mediaset e Sky,  chiude un ciclo storico caratterizzato dallo scontro tra il “Caimano” e lo “Squalo”. Ciclo culminato nella decisione di Mediaset (che ora dovrebbe ripensarci), nel settembre 2015, di non criptare più su Sky i suoi canali terrestri, escludendoli quidi dalla piattaforma satellitare, anche a costo di perdere una percentuale di ascolti.

Vi dovrebbe essere, comunque, un trasmission fee, almeno formale, pagato da Sky: Mediaset si è impegnata con le tv commerciali europee a fare tale battaglia rispetto alle pay tv. Non cambia nulla della sostanza dell’accordo.

Si chiude una fase che ha visto la concorrenza tra due pay tv nazionali – prima Stream contro Telepiù, poi Sky contro Premium – “affondare” diversi suoi protagonisti, tra costi in picchiata e abbonamenti minori rispetto alle previsioni.

La lunga stagione del duopolio Rai-Mediaset, in realtà, come scrisse a suo tempo Antonio Pilati su Il Sole 24 Ore, ha reso fragili sin dalla nascita le pay tv italiane: una ricerca di Augusto Preta, alcuni anni fa, mise in luce come il principale freno alla crescita degli abbonati di Sky,  fosse rappresentata dai canali “nativi” del digitale terrestre, quelli alimentati dalle grandi library accumulate durante il duopolio da Rai e Mediaset.

Rai che è stata anche “vittima” della competizione Sky-Premium quando, nel 2009, con l’unico intento di danneggiare la pay tv di Murdoch,i vertici del servizio pubblico rinunciarono a 60 milioni l’anno – (50 più dieci di pubblicità) per sette anni, più 75 milioni in tre anni per titoli di RaiCinema – per (non) rinnovare il contratto per la trasmissioni dei propri canali sulla piattaforma satellitare.

Mediaset è conseguente a quanto dichiarato da Piersilvio Berlusconi all’ultima convention di Montecarlo, presentando i palinsesti della stagione in corso: il gruppo intende investire e focalizzarsi sulla tv in chiaro, abbandonando progressivamente Premium, ma non Infinity, l’offerta in streaming. Da qui la possibile decisione di non offrire più di 200 milioni alla Lega Calcio per la serie A e lo stop deciso da MediaPro, da qui l’acquisizione del campionato mondiale di calcio, pur orfano dell’Italia, da qui la scelta di aprire un nuovo canale in chiaro al numero 20 della LCN (acquistato da ReteCapri) che sarà inaugurato dalla diretta in chiaro di Juventus-Real Madrid (chissà perchè, allora, non metterla in onda su Canale 5?). Addio Premiun, insomma. Il gruppo noleggerà capacità trasmissiva a Sky, che darà vita a una pay tv terrestre, combinando contenuti delle due attuali piattaforme a pagamento. Così Sky darà ossigeno a EITowers, la società delle torri trasmissive di Mediaset, che senza la capacità trasmissiva occupata oggi da Premium vedrebbe crollare il proprio valore sul mercato.

Il tutto, ovviamente, Antitrust e Agcom permettendo: per ora l’Antitrust chiederà informazioni. L’avventura della pay tv del gruppo Fininvest-Mediaset, nata in un solo giorno dalle frequenze accumulate dal gruppo in precedenza, è stata contrassegnata da molti errori, dall’iniziale uso delle carte prepagate, sul modello telefonico, che hanno impedito qualsiasi profilazione degli abbonati, al costo folle versato per la Champion’s League: t, 220 milioni l’anno per tre anni.

Sky ha messo a segno un  colpo da maestro: accresce l’offerta satellitare, acquisendo, con i canali di film e di serie tv di Premium, quei titoli di Warner e Universal che Mediaset detiene tuttora per tutte le piattaforme trasmissive. Un aumento che non peserà sui prezzi degli abbonati, facendosi così perdonare l’errore di essere passati, sulla scia delle compagnie telefoniche, al canone versato sulle quatto settimane e non sul mese.

Ora Sky può puntare a raggiungere finalmente la soglia dei cinque milioni di abbonati e crescere ulteriormente. Il gruppo ha le due competizioni europee di calcio per il prossimo triennio e con l’accordo ha modificato i rapporti di forza per i diritti della serie A. Ora gli spagnoli-cinesi di MediaPro, forse mal consigliati, per recuperare il miliardo e 50 milioni “garantiti” e promessi ai club, dovranno dare a Sky non solo tutte le squadre, ma anche alcuni club o incontri (quelli della domenica sera?) in esclusiva: e questo, forse, non basterà a raggiungere la cifra promessa, anche insieme ai diritti esteri e a Internet. Sky che ha accelerato sull’accordo con Mediaset anche per l’arrivo di MediaPro nello scenario nazionale.

Sky che ha anche raggiunto un’intesa con Open Fiber, ben sapendo che la tv in futuro passerà per la banda larga, fissa e mobile.

La visione industriale dei vertici di Sky, che ha avuto diverse tappe, dall’HD al MySky, dalla chiavetta per il terrestre al nuovo decoder SkyQ – sui contenuti si pensi a SkyArte – trova ora conferma nell’ssere riusciti a diventare la vera pay tv unica nazionale, avendo raggiunto un’intesa con quello che appare come il suo concorrente più pericoloso, Netflix, i cui contenuti dal 2019 saranno disponibili su SkyQ.

Gli interrogativi non mancano: i primo è quello sulle caretteristiche della nuova offerta terrestre a pagamento: sarà sicuramente a prezzi più bassi rispetto a quella di Sky via satellite, per raggiungere un pubblico senza parabola e di reddito medio-basso. Un’operazione che forse andava anticipata di qualche anno (e Sky avrebbe potuto farlo, insieme a Europa Way), che non dovrebbe comunque cannibalizzare la pay satellitare, rivolgendosi a una diversa fascia di popolazione.

Un’altra domanda riguarda il destino che avrà l’offerta di Sky in chiaro sul digitale terrestre (canale otto, Cielo): per ora ha avuto buoni risultati,ma la tv generalista è un’altra cosa. Un’altra riguarda la politica del gruppo verso l’audiovisivo italiano: Sky è stata assente dall’ultimo forum dei produttori nazionali di film e di fiction indetto dall’Anica.

L”accordo conferma quello che diversi osservatori dicevano già da qualche anno: nella competizione sulla pay tv c’è, per ora, un solo vincitore: Sky. Ora la parola passa agli utenti, alle authority e alla politica. Nell’ordine in cui sono scritte, però.